Diego mi ha gentilmente invitato ad elencare i cinque libri più significativi nella mia formazione psico-letteraria. C’ho pensato e ripensato…e non è stato per nulla facile… Finalmente sono riuscito a compilare una lista …anche se ci sono molti altri libri che forse mi sono piaciuti più di quelli che ho elencato qui sotto. Il principio razionale di tale scelta è dovuto dal fatto che, a mio parere, non per forza un bel libro, solo perché geniale o semplicemente scritto bene, ha necessariamente un impatto sulla vita del lettore…questi invece l’hanno avuto:
Waiting for Godot (Aspettando Godot) – Samuel Beckett
A country road. A tree.
Evening.
Estragon, sitting on a low mound, is trying to take off his boot. He pulls at it with both hands, panting.He gives up, exhausted, rests, tries again.
As before.
Enter Vladimir.
ESTRAGON: (giving up again). Nothing to be done.
VLADIMIR: (advancing with short, stiff strides, legs wide apart). I'm beginning to come round to that opinion. All my life I've tried to put it from me, saying Vladimir, be reasonable, you haven't yet tried everything. And I resumed the struggle. (He broods, musing on the struggle. Turning to Estragon.) So there you are again.
ESTRAGON: Am I?
VLADIMIR: I'm glad to see you back. I thought you were gone forever.
ESTRAGON: Me too.
La Cosa Buffa – Giuseppe Berto
In quel tempo di mezzo inverno benché si recasse ogni pomeriggio di sole sulla terrazza del Caffè alle Zattere, vale a dire in un luogo per niente spiacevole e anzi rallegrato dalle scarse cose liete che si possono trovare in una città umida qual è Venezia durante la brutta stagione, Antonio aveva soprattutto voglia di morire. Detto così il suo comportamento potrebbe benissimo apparire un po’ scombinato e corrispondente ad uno stato psicologico quantomeno confuso, ma a parte la considerazione che chi veramente aspira a a partirsene dal mondo va d’ordinario a cercare giusto i luoghi dov’è meno gravoso rimanerci, nel caso di cui si tratta v’è d’illuminante la circostanza che Antonio proprio sulla terrazza del Caffè alle Zattere per la prima volta aveva visto Maria e precisamente a questa Maria per quanto senza molta colpa di lei si capisce era legata la sua occasionale e presente voglia di morire.
Nanà a Milano – Cletto Arrighi (Carlo Righetti)
Dato che l’incipit è già stato riportato(lo trovate qui accanto) ho preso una pagina a caso…
“Non dico questo... non faccio il nome a nessuno io... parlo in
generale. Ti basti di sapere che acqua torbida non fa bel specchio.
Qui a Milano ci sono dei giovani, così detti del buon genere, che
buttano via il tempo, la salute e i quattrini in cavalli, in cene, in
ball... in baldorie, in frascherie insomma, e che so io.”
“Io non ho davvero queste intenzioni--disse Enrico seriamente.--In
collegio mi hanno insegnato che cosa si deve fare per diventare un
uomo che possa far onore al proprio paese.”
“Tu mi consoli, caro Enrico--sclamò con giubilo don Ignazio.--Mi
piace sentirti a parlare così dei Barnabiti!”
Enrico sorrise.
“Dunque siamo intesi. Ora veniamo alla morale. Tu già non avrai più
nessun danaro di quello che ti ho spedito per fare il viaggio.”
“Non solo non ne ho più di quello, ma siccome, fatto il conto
all'ingrosso, quello che tu mi hai mandato non sarebbe stato
sufficiente per venire fino a Milano....”
“Come! come! Ti sbagli”
“Io non volevo farmi vedere a piangere e ho preso un cuppè tutto per
me, caro zio. Tu mi hai mandato il denaro misurato per viaggiare nei
secondi posti.”
“Io viaggio sempre nei secondi.”
“Io no; sempre nei primi. Mi feci dunque prestare duecento franchi da
un compagno a cui bisogna li rimandi subito.”
“Cominciamo male!”
Zamora – Roberto Perrone
“Tel chi el Zamora.”
Per molti anni, quando si appoggiava al bancone di un bar o afferrava il corrimano di un tram, nel tono della voce di un avventore che ordinava un caffè o nella raucedine invernale di uno sconosciuto compagno di viaggio gli sembrava di riconoscere la voce dell’ingegner Gusperti e si preparava a subire le sue battute, o, resosi conto che non era (non poteva essere) lui, ritornava, con una pena profonda nei confronti di sè stesso, all’umiliazione di un tempo. E’ strano come il disagio e la vergogna siano più radicati, come erba grama, nella memoria, delle piccole grandi vittorie strappate alla vita. Il ragionier Walter Vismara il suo momento di gloria l’aveva avuto, eccome, superiore e vendicativo nei confronti delle ingiurie, ma di quella storia gli restava un fondo d’amaro, come un pena lieve, eppure presente. E non la raccontava mai, anche se, alla fine, poteva apparire come un trionfo. Non la raccontava agli altri, ma la raccontava a sé stesso, perché, anche dopo anni, gli sembrava assurdo che uomini adulti potessero sconvolgere le proprie esistenze dietro un pallone.
The Catcher in the Rye (Il giovane Golden) – J. D. Salinger
Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio d’infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto. Sono tremendamente suscettibili su queste cose, soprattutto mio padre. Carini e tutto quanto – chi lo nega – ma anche maledettamente suscettibili. D’altronde, non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare tutta la mia dannata autobiografia e compagnia bella.
Waiting for Godot (Aspettando Godot) – Il teenager letteralmente impazzì … ed ebbe un assaggio del vero significato della parola “geniale”
La cosa buffa – Perché anche un amore che sembra avere i presupposti per durare all’infinito…può svanire da un giorno all’altro…e senza che nessuno sappia bene il perché…e poi tutti ci fanno il callo e continuano con le loro vite…come se niente fosse.
Nanà a Milano – Perché non c’è niente di più grottesco dell’ipocrisia borghese…un libro disgustosamente attuale…che solo leggendo poche righe…riesce a farmi sghignazzare in maniera considerevole.
Zamora – Perché la semplicità …vincerà su tutto se sostenuta da sentimenti veri.
Il Giovane Holden - Perché se ascolti bene ti dirà: Esprimiti, anche se non sai cosa dire o sei talmente confuso da aver paura, anche se di grammatica non ne capisci una cippa. Non dire qualcosa solo perché il suono è carino…dilla perché la devi dire…e perché sai che tenertela dentro ti farebbe soffocare!
Inoltre, volevo menzionare…ovviamente “Il Male Oscuro” di G. Berto, “La Vita Agra” di L. Bianciardi, “Fosca” di Tarchetti e “il Giornalino di Gianburrasca” di Vamba.
I cinque a cui passo la parola sono (è ovvio…ragà fatelo solo se vi va di farlo):
Silvio
Raffaella
M1979
Gigi Massi
Gianfranco
E Barbi …sempre se fra una foto di latrina e un’altra riesca a trovare il tempo :)
E chiunque altro voglia aderire…non fate complimenti!
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